giovedì 13 dicembre 2018

Quel giorno apparentemente speciale…


Adoro sistemare cassetti, archivi, vecchie soffitte. Ci trovo sempre, oltre a ragni, ragnatele e qualche volta ratti, tanto odore di vita vissuta, di eventi piccoli e grandi. Quando, poi, ad essere sistemato è il mio vasto patrimonio scrittorio, la sorpresa, la meraviglia, il riaffiorare dei ricordi rende l’intera operazione di una struggente e a elegiaca malinconia da far girare la testa.
Proprio in giorni, risistemando in previsione della traslatio imperii, miei vecchissimi quaderni dell’età infantile, mi sono accorto che ogni anno appuntavo le mi impressioni sul giorno del mio compleanno. Lo stile, ovviamente, è quello di un bambino, ma la profondità delle riflessioni mi ha lasciato sgomento.  Positivamente sgomento. L’amara constatazione dell’inutilità di questa vita, che anticipava il mio amore infinito per Leopardi, il giudizio su un’umanità falsa e recitante tutta una commedia, che anticipava le mie riflessioni su Pirandello, l’intenso desiderio di lotta per uscire da questo esilio immeritato, foriero di uno dei filoni del mio dantismo inesausto sono tutti fuochi, luci di un piccolo uomo in miniatura, di ciò che sarei diventato. E’ proprio vero che gli anni dell’infanzia formano la personalità di un essere umano: gusti, sensibilità, attitudini, visione del mondo. Il fato, il caso, la provvidenza, mago zurlì -non so- mi hanno concesso un’infanzia più che travagliata, tutto fuorché serena e piena di amarezze. Non credo – e lo scrivo nei miei quaderni- di aver trascorso mai un compleanno da cartolina. Pochi accettavano di mandare alla festa di compleanno del “figlio del fascista” in quel  ameno angolo di merda in superficie che chiamasi Ponticino, famoso per quel personaggio di nome Pupo, ben esemplificato nell’ultima puntata delle Iene, mentre critica il terrapiattismo  nell’atto di farsi una canna.
Ricordo che un giorno –l’ho appuntato, ma quest’episodio me lo ricordavo- intorno ai 7-8 anni, un po’ indispettito, ho detto a mio padre: “Babbo ma cosa vuol dire fascista?”. “Fascista è colui che non ha paura di difendere la verità e vive nell’eroismo”. Da allora mi sono letto tutto ciò che potevo su nonno Benito. Insomma, il figlio del fabbro di Predappio è stato il mio superman. E certo che da grande non mi sarei potuto iscrivere al PCI.
Ma mi sono lamentato? Senza dubbio. Chi di voi ha figli potrà immaginare che la marginalizzazione, l’esclusione sociale fa male a tutti, tanto più a dei fanciulli. Come è avvenuta la maturazione? Un giorno lo zio Angelo Bernardi, militare tutto d’un pezzo, mi vede piangere perché nessuno era venuto alla mia festa di compleanno. Mi guarda fisso negli occhi e mi dice: “ Perché piangi?”. “Ma…zio sono solo….”. “Schiocchezze! Non siamo mai soli! Ricordati figliuolo: MEGLIO ESSERE TEMUTI E ODIATI CHE COMPATITI!”. Una folgorazione! Una guarigione immediata! Da allora, ogni ingiustizia subita  che siano i tentativi di avvelenare i miei cani, solo perché sono miei, o un rifiuto lavorativo o in campo amoroso l’ho canalizzo – anche da qui la mia passione per esoterismo e scienze occulte- e ho reso benzina di cambiamento e miglioramento.
Ma gli episodi si potrebbero moltiplicare. Tutto questo per dirvi, sodali di blog, il perché il sottoscritto non ami festeggiare il proprio compleanno. Ma pure altre ricorrenze, a meno che non sia attorniato da sodali più che intimi.
C’è una morale in tutto questo? Non lo so e non ci tengo a trovarla.
O forse sì. Tante volte le neofamiglie per l’acquisto di una casa prendono in considerazione tanti parametri: posizione geografica, clima, se il luogo è ben servito, se ci sono scuole buone, se il reddito  pro capite è alto e di conseguenza la qualità della vita è alta, ma mai si assicurano di un fattore essenziale per la prole: il FATTORE UMANO. La micro-comunità dove faranno crescere i loro figli è tale da render loro una vita serena?

Pensateci genitori. E allevate i vostri figli in spirito e verità eroica.


Così ha parlato il Kaiser Franz




lunedì 20 agosto 2018

Tu lo conosci facebook? 1 puntata


Era il 2009-10 o giù di lì, per dirla con Adam F. Goldberg. Non avevo intenzione d’iscrivermi a social o simili, tanto meno a facebook. Era in corso la triste vicenda di Eluna Englaro. Un amico, che conosce il mio amore per le scommesse, mi sfida. “Se Eluana la fanno fuori ti iscrivi?”, mi dice. “Va bene!” rispondo.

L’esito della vicenda Englaro la conosciamo tutti e voià eccomi su facebook, il meno peggio dei social in circolazione, quello che ti permettere di fare e portare avanti progetti più articolati.
Il primo gruppo, a cui mi sono iscritto? “Napolitano non è il mio presidente”. E poi via verso lidi inesplorati. Gli interessi culturali, politici, di arte e spettacolo, i vecchi amici d’oltre confine……Dal marzo 2010 al dicembre dello stesso anno un exploit….Contatti che si aprono e si perdono, brevi flirt, ma pure conoscenze che si consolidano e si fortificano. E’ quello che amo definire il “fascino delle origni, o l’aurora di belle speranze”.

Non so quanti contatti di quel primo periodo effervescente  mi sono rimasti; ciò che conservo è un sano dinamismo, un tendere agonistico e sublime verso un Domani ricco di speranze e sorprese.
Facebook? Né idolo; né demone
Uno strumento, una stagione, un’opportunità

Vostro Kaiser Franz




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Il leone, La vergine, la forza del Vento . Foglia vandeana n 1


Ave sodali!

Un saluto ai miei contatti di conoscenza, a quei conoscenti amichevoli, ai contatti maiores e infine ai sodali.
Siamo arrivati al passaggio dal Leone alla Vergine. Lo zodiaco, l’astrologia, ma pure il calendario cattolico-romano ci invitano questa settimana a riacquistare la forza. Per la seconda fascia di micaelici oggi, 20 agosto, comincia la Quaresima di san Michele. E poi le feste di san Bernardo e su fino al 25, la festa di san Luigi IX di Francia.
Il peggio è passato. L’estate dell’anima con il suo portato di edonismo inattivo, imbelle, ottusamente inerte è alle nostre spalle.

Sursum corda! Le idee rampollano, i progetti si rianimano, e mentre i mondani, spossati da vacanze false e schiavizzanti, sono spiritualmente debilitati; Noi possiamo passare al contrattacco. E su tutti i fronti.
Un lancio nuovo: questi messaggi flash, che vogliono essere  notizie tutte nostre e dalla nostra specola eremitica verso quel mondo desertico che va solo riconquistato, dissodato e riconsacrato.
Viva Iddio che ce la faremo!
Perché:
NON HO MAI AVUTO BISOGNO DI SPERARE PER INTRAPRENDERE;
NE’ DI VINCERE PER PERSEVERARE.



Vostro Kaiser Franz
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mercoledì 18 luglio 2018

L’introduzione alle introduzioni.


Dopo aver messo in chiaro il carattere di probatio calami del  mio nuovo network da blogsphera1 e dopo aver fatto tesoro di sane correzioni fraterne2, è tempo di gettare le basi di quella cornice narrativo-saggistica che presiederà a tutti i luoghi di riflessione che sto costituendo qui in Rete. Una mappa stradale per orientarsi nello sviluppo del progetto in corso, evitando facili accelerazioni come passi elefantiaci e impaludamenti tematico-discorsivi. Farò seguire alcune indicazioni che permettano al lettore presente e futuro di capire ciò che sto compiendo, quello che voglio trasmettere, gli approfondimenti che verranno.
Primo punto: La peculiarità.
Non esiste argomento, per quanto di nicchia, che ormai non abbia su internet i suoi luoghi di approfondimento: podcast, canali youtube, web-sites, community ecc…Tutto ciò sembra scoraggiare l’avvio di ogni nuovo progetto o la sua fatale conclusione in un  nulla di fatto. “Tutto è stato già detto; tutto è stato già scritto”, si potrebbe erroneamente pensare. In parte- come ho testé riportato- è vero, ma occorre vedere il come. Nelle nostre società così caoticamente complesse non conta solo come e quanto sai e conosci, ma il modo in cui metti a frutto questo tuo background. Ecco il primo punto che guiderà il mio progetto: la peculiarità. Si tratti di letteratura, arte, teologia, politologia, storia del costume, la mia vox sarà- o si sforzerà di  essere- particolare, innovativa, speciale. Chi legge i miei blogs non necessariamente deve acquisire nuove conoscenze, ma un nuovo modo di vedere le realtà che già ha presenti3. II nostro tempo è prezioso e non lo si può sprecare in una repetitio sterile di dati già presenti alla nostra memoria. La mia prospettiva deve stimolare e arricchire, non essere forzatamente condivisibile4.
Secondo punto: La tranquilla indifferenza
Gran parte dei progetti in rete, soprattutto canali video e realtà consimili, sono animati dall’urgenza del piacere a tutti i costi, dell’aumentare followers, del ricavare guadagni. E questa peste mercantilistica ammorba non solo i nativi digitali- millennials e z generation- ma pure autori di un certo peso e rilievo, nonché progetti culturalmente sostenuti, che non disdegnano di lisciare il pelo ad una trivializzazione di contenuti e opzioni solo per far cassa.
Stante il più volte richiamato carattere di probatio calami della mia impresa, il secondo punto strategico –ma lo consiglio pure a chi vuol durare nel tempo- è la tranquilla indifferenza. Non stiamo a contare quante visualizzazioni ha avuto un post, se ci sono o meno commenti, magari a mo’ di claque e di mera approvazione stucchevole, ma proseguiamo in serenità il nostro cammino, certi di sapere dove andare e cosa proporre.
Terzo punto: Lo studio pregresso e l’allestimento curato
Il terzo punto si scinde in due parti. Da un lato serve uno studio pregresso ampio, duraturo, appassionato, perseverante. Non basta mettere immagini accattivanti, video mirabolanti e poi copia-incollare materiale di riporto da altre sedi, magari senza neppure averlo letto, o letto bene. Di blogs di questo genere, ma pure di siti web, ne ho visti nascere e morire moltissimi nell’ultimo ventennio. E’ un mero fuoco fatuo, una fiammata inutilmente deludente che non aiuta né sé e neppure gli altri.
Ma occorre anche curare un allestimento del materiale. Non si possono travasare sic et simpliciter bozze di studio e schede di appunti nel nuovo contenitore telematico. Il post deve essere un nuovo textus, ben tessuto in tutte le sue parti. Certo nel mio caso si tratta di prove di penna, ma parimenti di esercizi di scrittura, che debbono avere una loro dignità stilistica e formale. Nessun pressappochismo cialtronesco e arruffato. Per questo – ad onta di quanto ancora non avviene presso gran parte dei siti, blogs e piattaforme varie- sono convintissimo che anche un semplice post da blog personale non possa rinunciare ad un più o meno ampio apparato di note e di riferimenti bibliografici. Tutto sempre nell’interesse della buona scienza e di coloro che usufruiranno del nostro servizio.

Il redde rationem: Il sistema dell’Autore a chi legge
Di punti potremmo aggiungerne molti altri, ma credo che sarebbero soltanto specificazioni dei tre già esposti e solo la frequentazione delle mie ricerche potrà disvelare al fedele lettore le dinamiche pratiche di quanto riportato sopra.
Occorre, adesso, trarre le dovute conclusioni e lanciare il sistema entro il quale imposterò mutatis mutandis le varie sezioni della suddetta ricostituenda blogsphera personale. Si tratta del cosiddetto sistema dell’Autore a chi legge.
Ogni blog sarà aperto con un’introduzione “Autore a chi legge”5, in cui il sottoscritto fisserà le linee maestre dell’indagine che verrà svolta in seguito, senza chiuderla tuttavia in gabbie programmatiche non suscettibili di ulteriori modifiche e cambiamenti. Il lettore, così, sarà subito illuminato su ciò che il blog vuole trattare, senza avere sorprese e senza aspettarsi ciò che la pagina web non potrà dargli. Se vorrà rimanere a leggere, lo farà; altrimenti non avrà perso tempo inutilmente.
Ecco approntata questa sorta d’introduzione alle introduzioni che dovrà essere tenuta presente come salvacondotto nell’esplorazione del mio network. Buona navigazione.

Francesco Baldini

Note:

[1]: Cfr. F. Baldini, Probationes calami e copright 29 marzo 2016 (https://convivio2016.blogspot.com/2016/03/probationes-calami-e-copyright.html)
[2]: Cfr. F. Baldini, Cordialmente vostro 13 luglio 2016 (https://convivio2016.blogspot.com/2016/07/normal-0-14-false-false-false-it-x-none.html)
[3]: Va da sé, tuttavia, che i miei studi inseriti nelle varie sezioni debbano pure erudire la plaetea dei miei lettori
[4]: Su questo punto avrò modo di tornarci con più calma in futuro
[5]: In quelli già avviati, verrà inserito un post di chiarificazione di quanto è stato già inserito

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mercoledì 9 agosto 2017

Uno, due e pure tre.




Ho sempre avuto un rapporto di amore-odio verso le commedie musicali, o d’impianto musicale, soprattutto se di educazionale sentimental-giovanilistica. Con lo stesso fortissimo pregiudizio ormai qualche anno fa ho visto il primo capitolo di “Pitch Perfect”, che secondo le prime indiscrezioni avrà il suo capitolo conclusivo in “Ultima chiamata ragazze (Pitch perfect 3)”, in uscita negli USA il 22 dicembre p.v.[1]

Beca & C. debbono affrontare il mondo reale, dopo la fine degli anni spensierati del college. Ma il richiamo della musica a cappella si fa forte, impellente. E da qui parte l’ultima avventura. Ma torniamo un po’ indietro.
Beca e l’iniziazione musicale
Beca è una figlia di papà che va alla Barden University solo per far piacere a papino, convinta di lasciare il college per Los Angeles, la città degli angeli decaduti. Il motivo? Scontato, ossia realizzare il solito sogno di far musica [2]. Qui c’è Jesse, melomane e pure cinefilo, che s’infatua di lei – il poverino deve avere problemi di vista, stante quel cesso che è Anna Kendrick- e cerca di farla uscire dal suo guscio. Ma ci vorranno  le Barden Bella's, gruppo a cappella femminile che vorrebbe riabilitarsi, dopo il vomitogate della leader-ducetta Aubrey (Anna Kamp), a far apprezzare a Beca il mondo circostante, non solo il college.[3]

Il resto è già visto e detto con il finale trionfale al Lincoln Center di New York,, dove le Bellas vincono la competizione dei cori a cappella.
Beca, Obama e il finale danese
Rieccole, le Bellas. Dopo aver fatto un figuraccia in presenza del presidente Obama [4], le nostre eroine sono escluse da tutte le competizioni, ma Beca, ormai leader del gruppo, strappa una concessione: se le Bellas vinceranno il campionato mondiale dei cori a cappello, potranno tornare ad esibirsi.
        In “Pitch Perfect 2”, al di là degli avvicendamenti e della new entry di  Emily Junk (Hailee Steinfeld), la storia procede piana e senza scossoni. Ci sono le solite difficoltà per far cementare il gruppo, gli imprevisti, pure sentimentali, le solite sbavature e smagliature della sceneggiatura, ma l’epilogo è anche qui scontato: le ragazze ce la fanno. La location danese dà un tocco esotico-nordico ad un film senza apparenti pretese che, come era accaduto per il primo della serie, a fronte di spese di realizzazione non esagerate, ha incassato moltissimo.

Ma noi con Beca che cosa ci facciamo?
Ma noi cosa ci facciamo con questi films? Mero divertimento? Non è possibile, visto l’avversità suddetta verso il genere musical-comedy. Quando un testo, un’opera d’arte o del genio umano in generale non mi entusiasma, ma neppure mi repelle, adotto sempre il medesimo sistema: la fruisco alcune volte e in modo diverso. Per esempio, se si tratta di un libro, l’ho rileggo in parte e per partizioni, da me stabilite, poi collego il “sì” e il “no” del testo. Per i films procedo in modo analogo: li rivedo per intero, poi secondo sequenze sceniche non consequenziali. E alla fine tiro le somme.
        Per ciò che riguarda il pacchetto, avviato alla trilogia, di “Pitch Perfect”, mi è subito apparso come un prodotto non convenzionale. Non solo e tanto per le allusioni rivoluzionare in materia sessuale e dei costumi che l’era Obama ha portato con sé, quanto piuttosto per una serie di messaggi sottotraccia, non necessariamente scartabili e cassabili.
        Potreste dirmi che mi riferisco alla solita trita esaltazione social-umanitaria del primato dell’amicizia su legami parentali e di sangue, ma il cameratismo della Bellas, vere protagoniste dei films, [5] sembra non esaurirsi in questo, In cosa, allora? Ancora non saprei, ma secondo il sano metodo vandeano del “furto sacro” di agostiana memoria, non va tralasciato nessuno spunto possibilmente positivo che possa provenire da manufatti artistici secolari post-moderni.

        Pertanto, in attesa del capitolo finale della saga, consiglio a chi non lo avesse già fatto, di guardarsi i primi due films. Invito gli altri, invece, a rivederseli con calma.
Bye, bye Kaiser Franz


Note:

[1]:  I siti e blogs specializzati parlano quasi tutti dell’uscita americana il 22 dicembre 2017. Mentre per quella italiana si parla di gennaio 2018 (https://www.comingsoon.it/film/pitch-perfect-3/53756/scheda/) o addirittura il14  giugno 2018 (https://blog.screenweek.it/2017/06/pitch-perfect-3-lo-scatenato-trailer-italiano-568652.php)

[2] L’immaginario post-sessantottino amplifica il mito della creatività musciale quale forma assoluta d’arte e pure di realizzazione sociale. Da qui nasce il profluvio di talent show che, dopo aver insozzato America e dintorni, è venuto ad ammorbare pure i nostri lidi.

[3] Centrale in questo processo di vera iniziazione musicale è il personaggio dinamico e solare di Chloe, interpretata dalla bravissima Brittany Snow, vero gioiello attoriale dei due films già visti.

[4] Ciccia Amy, al secolo Rebel Wilson, fa vedere troppo di sé. Ma la scena più comica del filma è quella finale dell’iniziazione di Emily, tramite lo scivolo dalle scale. Esilarante.


[5] La presenza del coro maschile dei Ritmonelli è meramente strumentale alla causa, troppo pianamente e “piamente” evidente, di esaltazione dell’elemento femminile, non scevra da luoghi comuni del tardo femminismo di reflusso.




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Benedetti giorni dell’anno



Ci siamo pure quest’anno. Siamo arrivati a quelle settimane centrali di agosto, nelle quali la dittatura della vacanza ad ogni costo impone stili di vita e comportamenti irrazionali e schiavizzanti. Pochissimi si salvano. I vecchi antidoti culturali o etico-religiosi che fino a quindici-venti anni fa reggevano, sono saltati. E’ pur vero che molti collocano le tanto agognate (?) vacanze a luglio oppure a giugno, o addirittura a settembre, ma dal 7 al 21 agosto, tutto o quasi si deve fermare.

            Non ci può morire, ammalarsi, pretendere servizi efficienti – ma quando mai lo sono?- perché è “il periodo di ferragosto”. Cosa fare, allora? Come sempre, di necessità virtù.
            In primo luogo individuare dei posti o zone che durante l’anno sono iperaffollati e che noi invece vorremmo goderci come si deve. Sì, perché il vero divertimento è un assaggio di felicità futura e non si potrà mai trovare – gli edonisti se lo ficchino in testa – nel rumore o nel caos beota della massa. Dopo aver individuato i suddetti luoghi, goderseli fino in fondo: un panorama; una piazza sempre affollata e adesso vuota e ricca di risonanze che solo gli spiriti eletti possono sentire; un locale in cui non solo far colazione , ma leggere e studiare come si deve. In altre parole, riconquistarsi uno spazio vitale.
            Ma esistono anche attività utili e piacevoli al tempo stesso come le micro-ristrutturazioni in casa (tinteggiare o intonacare una stanza, preparare la legna per l’inverno, ecc…) che i “carnali” beoti edonisti credono inutili e faticose, ma che invece innalzano lo spirito e danno grande gioia, quella della restaurazione dell’Ordine dal caos.
            Non potete sapere quante attività riesco a fare ogni anno in questi giorni, che, per uno come me che detesta l’estate con tutti i suoi riti neopagani e frivoli, rappresentano un contraltare di piacevole efficienza in attesa dell’amato mese di settembre.
Bye from Kaiser Franz


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mercoledì 13 luglio 2016

Cordialmente vostro.


   


         La correzione ben fatta è un imponente strumento di santificazione e nel contempo di perfezionamento umano ed intellettuale. In un’epoca come la nostra, malata di orgoglio e vanagloria, è difficilissimo trovare persone disposte a farsi correggere e per questo a migliorarsi.
         In virtù di un pluridecennale percorso umano e spirituale, mi reputo tra coloro che sono disposti a progredire anche grazie agli appunti che provengono dalle persone amiche, ma pure dai conoscenti e addirittura dai nemici, invidiosi e malevoli. Come impostare, però, una proficua correzione tale da essere recepita dal ricevente? A mio modesto avviso, il miglior tipo di correzione consiste nel fare i suddetti appunti migliorativi in sede privata e con un linguaggio cordiale seppur fermo e deciso. Certamente, ciò non si può pretendere dai propri nemici, i quali cercheranno sempre di farti sfigurare, o con la critica aperta e malevola o peggio ancora con l’indifferenza saccente e spocchiosa. Amici e conoscenti, invece, hanno il dovere morale d’impostare il ragionamento correttivo secondo i binari anzidetti sì da renderlo efficace.

Perché questa premessa sulla correzione fraterna? E’ presto detto. L’apertura di tre blog nello scorso aprile ha rallegrato i miei pochi, ma fedelissimi lettori che ormai da oltre 15 anni mi seguono o sotto pseudonimo o con nome reale nelle varie sedi internettiane dai vecchi forum politici ai vari esperimenti della blogsphera fino alla presenza sui social media almeno del 2009. Come costoro sanno benissimo, il sottoscritto dà il meglio di sé con lo strumento del blog. Il blog, infatti, sembra sottrarsi di più alla fiumana d’informazioni che la Rete scarica sulle nostre povere menti ogni dì, e che i social amplificano, banalizzando ogni notizia e impedendo una seria ricezione formativa di tutto ciò che ci scorre davanti. E’ pur vero che oggi gran parte dei blog cedono alla tentazione del hic et nunc o se preferite del carpe diem, svuotando una loro possibile funzione altamente pedagogica e culturale, e divenendo mere appendici informative di centri d’irradiamento testuale altrove allocati. Magari i suddetti blogs sono ricchi d’immagini e contenuti multimediali, ma assolutamente poveri di slancio formativo e d’interesse culturale.
         Pertanto, il mio approccio nei neonati blogs è e sarà del tipo del serva ordinem, di una altamente qualificata formazione, scandagliando certo ciò che la Rete offre, ma sottoponendolo ad un vaglio critico in modo da presentare soluzioni nuove o almeno non omologate. Per far ciò, gli aggiornamenti non possono avere una cadenza regolare, ma in certi casi neppure frequente. E’ vero, che ho parlato di questi miei nuovi blogs come di luoghi in cui mi eserciterò in probationes calami e ciò dovrebbe rendere i post inseriti un po’ più frequenti, ma occorre tener presente tutta una serie di fattori anche personali ed esistenziali che incidono non poco nella mia attività di blogger.
         Nondimeno, ho ricevuto molto volentieri alcune critiche da amici e conoscenti, di cui vado a parlare per sommi capi. Grazie anzitutto per questi rilievi che mi saranno utili d’ora in poi. Passiamoli in rassegna.
         Del primo ho già in parte parlato e si tratta dell’aggiornamento non frequente dei blogs. Debbo ammettere che, nonostante ciò che ho riferito sopra, cercherò di essere maggiormente presente. Ovviamente in questo caso non tutti i post avranno la cura e il labor limae che vorrei concedere loro. Ma mi è stato anche rimproverato un atteggiamento remissivo sui grandi tempi dell’attualità ecclesiale, geopolitica e culturale. Il ruggito del vecchio leone Kaiser Franz si sarebbe spento. Su questo è necessario soffermarsi. Nato nel 1973, vissuto –come avrò modo di scrivere nella mia autobiografia quando e se la terminerò e pubblicherò- sempre in prima linea sia nella vita reale che in quella virtuale, anche su consiglio del mio direttore spirituale, ma pure per mia autonoma maturazione e riflessione, sono giunto alla conclusione non pavida ma realistica che la mia missione nella Militia Christi et Mariae si fondi su due polarità essenziali: Nascondimento e Raccoglimento. O altrimenti detto, preghiera e studio indefessi.
         “Ma non è come tenere una ferrari in uno stagno?”, mi scriveva tempo fa una mia lettrice a proposito di questa mia  scelta. Non so. Quello che so è che le avances che mi provengono ormai da anni da ambienti esoteristi e settari sono come le sirene di Ulisse, invitanti e mortifere, ma – qui ha ragione un amico esoterista e massone – è pure palesemente ingiusta la marginalizzazione che il sottoscritto come altri subiscono rispetto ad un mondo cattovandeano autoreferenziale, suddiviso in consorterie e sottogruppi settari, ognuno dedito alla venerazione carismatica del leader, senza collegamento e gioco di squadra. Fa pena vedere come il nepotismo abbia contagiato riviste nate molto bene e ogni ridotte a gruppi di potere culturale, scollegati gli uni gli altri e chiuse al multiforme mondo post-moderno.
         Arrabbiarsi ed inquietarsi per tutto ciò? Niente affatto! Certo, non pretendano lorsignori il mio 5 per mille né la mia questua. “Medico cura te stesso!” Tutto ciò, però, non vuol dire smettere di ricercare e studiare seriamente, attingendo pure a quella pubblicista che, seppur scoordinata e arruffona, presenta in nuce stimoli interessanti.
         Se Iddio Onnipotente ci ha fornito di doni e carismi, di talenti vari, non sarà un direttore saccente e maleducato che ci farà desistere. Esistono, grazie a Dio, vari strumenti per pubblicizzare il proprio lavoro, e questi utilizzeremo. Nessuna paura.
         Passiamo adesso a spiegare il perché del tono così sommesso fin qui adottato e che costituirà la cifra precipua del nostro lavoro futuro. Prendo due esempi per farmi capire meglio: la questione Bergoglio e l’attualità politica nei suoi vari aspetti nazionali e internazionali.

         Credo di essere stato tra primi a definire in termini forti la figura di Jorge Mario Bergoglio sia il giorno stesso della presunta elezione sia anni prima come testimoniano foto e post del mio account facebook. Ho proseguito pure dopo ma adesso in sede di neoblogs…il silenzio o quasi. L’esperimento Bergoglio, al di là delle quotidiane esternazioni, si è concluso, come sa tutti compreso il diretto interessato. La posta in gioco è il Papato romano e la persistenza visibile di Santa Romana Chiesa. Dal mio attuale punto di vista, pur rispettando chi combatte ogni giorno le derive ultramoderniste del bergoglismo, va compiuto un salto di qualità sia intellettuale che sociologico-religioso, nonché teologico e pastorale. Ma ci tornerò in documenti ad hoc.
         La Politica, il mio amore! Non perché abbia mia avuto velleità di candidarmi a qualsivoglia seggio o seggiolone, benché una dozzina di anni fa mi abbiano fatto una proposta di questo tipo. Il mio paradigma per la militanza politica diretta è quello di Cincinnato: se proprio dovrò, sarà per pochissimo tempo….Non è nelle mie corde una vita del genere. Altra cosa, invece, è la Politica come passione per la collettività attraverso elaborazioni di formule etico-spirituali, economico-sociali e poltico-culturali per migliorare la vita di tutti. Un ideologo, insomma. In virtù di quanto detto finora, nei miei blogs non posso commentare la cronaca politica spicciola, sia  che tratti del referendum renziano, delle presidenziali USA o della Brexit. Certamente, tutto ciò confluirà in schemi e analisi che però oltrepasserano la contingenza politica per inserirsi a pieno titolo nella ricostruzione dell’Ordo traditionalis, punto culminante di un  processo storico che ci vede invischiati in questo caos basso imperiale.
         Spero di aver soddisfatto i miei affezionati lettori e li ringrazio di nuovo per tutto con una promessa: CI RIVEDREMO MOLTO PRESTO.
F.B.
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