Adoro sistemare cassetti, archivi, vecchie soffitte. Ci
trovo sempre, oltre a ragni, ragnatele e qualche volta ratti, tanto odore di
vita vissuta, di eventi piccoli e grandi. Quando, poi, ad essere sistemato è il
mio vasto patrimonio scrittorio, la sorpresa, la meraviglia, il riaffiorare dei
ricordi rende l’intera operazione di una struggente e a elegiaca malinconia da
far girare la testa.
Proprio in giorni, risistemando in previsione della
traslatio imperii, miei vecchissimi quaderni dell’età infantile, mi sono
accorto che ogni anno appuntavo le mi impressioni sul giorno del mio
compleanno. Lo stile, ovviamente, è quello di un bambino, ma la profondità delle
riflessioni mi ha lasciato sgomento. Positivamente sgomento. L’amara constatazione
dell’inutilità di questa vita, che anticipava il mio amore infinito per
Leopardi, il giudizio su un’umanità falsa e recitante tutta una commedia, che
anticipava le mie riflessioni su Pirandello, l’intenso desiderio di lotta per
uscire da questo esilio immeritato, foriero di uno dei filoni del mio dantismo
inesausto sono tutti fuochi, luci di un piccolo uomo in miniatura, di ciò che
sarei diventato. E’ proprio vero che gli anni dell’infanzia formano la
personalità di un essere umano: gusti, sensibilità, attitudini, visione del
mondo. Il fato, il caso, la provvidenza, mago zurlì -non so- mi hanno concesso
un’infanzia più che travagliata, tutto fuorché serena e piena di amarezze. Non
credo – e lo scrivo nei miei quaderni- di aver trascorso mai un compleanno da
cartolina. Pochi accettavano di mandare alla festa di compleanno del “figlio
del fascista” in quel ameno angolo di
merda in superficie che chiamasi Ponticino, famoso per quel personaggio di nome
Pupo, ben esemplificato nell’ultima puntata delle Iene, mentre critica il
terrapiattismo nell’atto di farsi una
canna.
Ricordo che un giorno –l’ho appuntato, ma quest’episodio me
lo ricordavo- intorno ai 7-8 anni, un po’ indispettito, ho detto a mio padre: “Babbo
ma cosa vuol dire fascista?”. “Fascista è colui che non ha paura di difendere
la verità e vive nell’eroismo”. Da allora mi sono letto tutto ciò che potevo su
nonno Benito. Insomma, il figlio del fabbro di Predappio è stato il mio
superman. E certo che da grande non mi sarei potuto iscrivere al PCI.
Ma mi sono lamentato? Senza dubbio. Chi di voi ha figli
potrà immaginare che la marginalizzazione, l’esclusione sociale fa male a
tutti, tanto più a dei fanciulli. Come è avvenuta la maturazione? Un giorno lo
zio Angelo Bernardi, militare tutto d’un pezzo, mi vede piangere perché nessuno
era venuto alla mia festa di compleanno. Mi guarda fisso negli occhi e mi dice:
“ Perché piangi?”. “Ma…zio sono solo….”. “Schiocchezze! Non siamo mai soli!
Ricordati figliuolo: MEGLIO ESSERE TEMUTI E ODIATI CHE COMPATITI!”. Una
folgorazione! Una guarigione immediata! Da allora, ogni ingiustizia subita che siano i tentativi di avvelenare i miei
cani, solo perché sono miei, o un rifiuto lavorativo o in campo amoroso l’ho
canalizzo – anche da qui la mia passione per esoterismo e scienze occulte- e ho
reso benzina di cambiamento e miglioramento.
Ma gli episodi si potrebbero moltiplicare. Tutto questo per
dirvi, sodali di blog, il perché il sottoscritto non ami festeggiare il proprio
compleanno. Ma pure altre ricorrenze, a meno che non sia attorniato da sodali
più che intimi.
C’è una morale in tutto questo? Non lo so e non ci tengo a
trovarla.
O forse sì. Tante volte le neofamiglie per l’acquisto di una
casa prendono in considerazione tanti parametri: posizione geografica, clima,
se il luogo è ben servito, se ci sono scuole buone, se il reddito pro capite è alto e di conseguenza la qualità
della vita è alta, ma mai si assicurano di un fattore essenziale per la prole:
il FATTORE UMANO. La micro-comunità dove faranno crescere i loro figli è tale
da render loro una vita serena?
Pensateci genitori. E allevate i vostri figli in spirito e
verità eroica.
Così ha parlato il Kaiser Franz

















