Ho sempre avuto un rapporto di amore-odio verso le commedie
musicali, o d’impianto musicale, soprattutto se di educazionale
sentimental-giovanilistica. Con lo stesso fortissimo pregiudizio ormai qualche
anno fa ho visto il primo capitolo di “Pitch Perfect”, che secondo le prime
indiscrezioni avrà il suo capitolo conclusivo in “Ultima chiamata ragazze
(Pitch perfect 3)”, in uscita negli USA il 22 dicembre p.v.[1]
Beca & C. debbono affrontare il mondo reale, dopo la fine
degli anni spensierati del college. Ma il richiamo della musica a cappella si
fa forte, impellente. E da qui parte l’ultima avventura. Ma torniamo un po’
indietro.
Beca e l’iniziazione
musicale
Beca è
una figlia di papà che va alla Barden University solo per far piacere a papino, convinta
di lasciare il college per Los Angeles, la città degli angeli decaduti. Il
motivo? Scontato, ossia realizzare il solito sogno di far musica [2]. Qui c’è
Jesse, melomane e pure cinefilo, che s’infatua di lei – il poverino deve avere
problemi di vista, stante quel cesso che è Anna Kendrick- e cerca di farla
uscire dal suo guscio. Ma ci vorranno le
Barden Bella's, gruppo a cappella femminile che vorrebbe riabilitarsi, dopo il
vomitogate della leader-ducetta Aubrey (Anna Kamp), a far apprezzare a
Beca il mondo circostante, non solo il college.[3]
Il resto
è già visto e detto con il finale trionfale al Lincoln Center di New York,,
dove le Bellas vincono la competizione dei cori a cappella.
Beca, Obama e il finale
danese
Rieccole, le Bellas. Dopo aver fatto un figuraccia in
presenza del presidente Obama [4], le nostre eroine sono escluse da tutte le
competizioni, ma Beca, ormai leader del gruppo, strappa una concessione: se le
Bellas vinceranno il campionato mondiale dei cori a cappello, potranno tornare
ad esibirsi.
In “Pitch
Perfect 2”, al di là degli avvicendamenti e della new entry di Emily Junk (Hailee Steinfeld), la storia procede
piana e senza scossoni. Ci sono le solite difficoltà per far cementare il
gruppo, gli imprevisti, pure sentimentali, le solite sbavature e smagliature
della sceneggiatura, ma l’epilogo è anche qui scontato: le ragazze ce la fanno.
La location danese dà un tocco esotico-nordico ad un film senza apparenti
pretese che, come era accaduto per il primo della serie, a fronte di spese di
realizzazione non esagerate, ha incassato moltissimo.
Ma noi con Beca che cosa
ci facciamo?
Ma noi cosa ci facciamo con questi films? Mero
divertimento? Non è possibile, visto l’avversità suddetta verso il genere
musical-comedy. Quando un testo, un’opera d’arte o del genio umano in generale
non mi entusiasma, ma neppure mi repelle, adotto sempre il medesimo sistema: la fruisco
alcune volte e in modo diverso. Per esempio, se si tratta di un
libro, l’ho rileggo in parte e per partizioni, da me stabilite, poi collego il “sì”
e il “no” del testo. Per i films procedo in modo analogo: li rivedo per intero, poi secondo
sequenze sceniche non consequenziali. E alla fine tiro le somme.
Per ciò
che riguarda il pacchetto, avviato alla trilogia, di “Pitch Perfect”, mi è
subito apparso come un prodotto non convenzionale. Non solo e tanto per le
allusioni rivoluzionare in materia sessuale e dei costumi che l’era Obama ha
portato con sé, quanto piuttosto per una serie di messaggi sottotraccia, non
necessariamente scartabili e cassabili.
Potreste
dirmi che mi riferisco alla solita trita esaltazione social-umanitaria del
primato dell’amicizia su legami parentali e di sangue, ma il cameratismo della
Bellas, vere protagoniste dei films, [5] sembra non esaurirsi in questo, In
cosa, allora? Ancora non saprei, ma secondo il sano metodo vandeano del “furto
sacro” di agostiana memoria, non va tralasciato nessuno spunto possibilmente
positivo che possa provenire da manufatti artistici secolari post-moderni.
Pertanto,
in attesa del capitolo finale della saga, consiglio a chi non lo avesse già
fatto, di guardarsi i primi due films. Invito gli altri, invece, a rivederseli
con calma.
Bye, bye Kaiser Franz
Note:
[1]: I siti e blogs specializzati parlano quasi
tutti dell’uscita americana il 22 dicembre 2017. Mentre per quella italiana si
parla di gennaio 2018 (https://www.comingsoon.it/film/pitch-perfect-3/53756/scheda/)
o addirittura il14 giugno 2018 (https://blog.screenweek.it/2017/06/pitch-perfect-3-lo-scatenato-trailer-italiano-568652.php)
[2] L’immaginario
post-sessantottino amplifica il mito della creatività musciale quale forma
assoluta d’arte e pure di realizzazione sociale. Da qui nasce il profluvio di
talent show che, dopo aver insozzato America e dintorni, è venuto ad ammorbare
pure i nostri lidi.
[3] Centrale in questo processo di
vera iniziazione musicale è il personaggio dinamico e solare di Chloe, interpretata
dalla bravissima Brittany Snow,
vero gioiello attoriale dei due films già visti.
[4] Ciccia Amy, al secolo Rebel Wilson, fa vedere troppo di sé. Ma la
scena più comica del filma è quella finale dell’iniziazione di Emily, tramite lo scivolo dalle scale.
Esilarante.
[5] La presenza del coro maschile
dei Ritmonelli è meramente strumentale alla causa, troppo pianamente e “piamente”
evidente, di esaltazione dell’elemento femminile, non scevra da luoghi comuni
del tardo femminismo di reflusso.
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