mercoledì 9 agosto 2017

Uno, due e pure tre.




Ho sempre avuto un rapporto di amore-odio verso le commedie musicali, o d’impianto musicale, soprattutto se di educazionale sentimental-giovanilistica. Con lo stesso fortissimo pregiudizio ormai qualche anno fa ho visto il primo capitolo di “Pitch Perfect”, che secondo le prime indiscrezioni avrà il suo capitolo conclusivo in “Ultima chiamata ragazze (Pitch perfect 3)”, in uscita negli USA il 22 dicembre p.v.[1]

Beca & C. debbono affrontare il mondo reale, dopo la fine degli anni spensierati del college. Ma il richiamo della musica a cappella si fa forte, impellente. E da qui parte l’ultima avventura. Ma torniamo un po’ indietro.
Beca e l’iniziazione musicale
Beca è una figlia di papà che va alla Barden University solo per far piacere a papino, convinta di lasciare il college per Los Angeles, la città degli angeli decaduti. Il motivo? Scontato, ossia realizzare il solito sogno di far musica [2]. Qui c’è Jesse, melomane e pure cinefilo, che s’infatua di lei – il poverino deve avere problemi di vista, stante quel cesso che è Anna Kendrick- e cerca di farla uscire dal suo guscio. Ma ci vorranno  le Barden Bella's, gruppo a cappella femminile che vorrebbe riabilitarsi, dopo il vomitogate della leader-ducetta Aubrey (Anna Kamp), a far apprezzare a Beca il mondo circostante, non solo il college.[3]

Il resto è già visto e detto con il finale trionfale al Lincoln Center di New York,, dove le Bellas vincono la competizione dei cori a cappella.
Beca, Obama e il finale danese
Rieccole, le Bellas. Dopo aver fatto un figuraccia in presenza del presidente Obama [4], le nostre eroine sono escluse da tutte le competizioni, ma Beca, ormai leader del gruppo, strappa una concessione: se le Bellas vinceranno il campionato mondiale dei cori a cappello, potranno tornare ad esibirsi.
        In “Pitch Perfect 2”, al di là degli avvicendamenti e della new entry di  Emily Junk (Hailee Steinfeld), la storia procede piana e senza scossoni. Ci sono le solite difficoltà per far cementare il gruppo, gli imprevisti, pure sentimentali, le solite sbavature e smagliature della sceneggiatura, ma l’epilogo è anche qui scontato: le ragazze ce la fanno. La location danese dà un tocco esotico-nordico ad un film senza apparenti pretese che, come era accaduto per il primo della serie, a fronte di spese di realizzazione non esagerate, ha incassato moltissimo.

Ma noi con Beca che cosa ci facciamo?
Ma noi cosa ci facciamo con questi films? Mero divertimento? Non è possibile, visto l’avversità suddetta verso il genere musical-comedy. Quando un testo, un’opera d’arte o del genio umano in generale non mi entusiasma, ma neppure mi repelle, adotto sempre il medesimo sistema: la fruisco alcune volte e in modo diverso. Per esempio, se si tratta di un libro, l’ho rileggo in parte e per partizioni, da me stabilite, poi collego il “sì” e il “no” del testo. Per i films procedo in modo analogo: li rivedo per intero, poi secondo sequenze sceniche non consequenziali. E alla fine tiro le somme.
        Per ciò che riguarda il pacchetto, avviato alla trilogia, di “Pitch Perfect”, mi è subito apparso come un prodotto non convenzionale. Non solo e tanto per le allusioni rivoluzionare in materia sessuale e dei costumi che l’era Obama ha portato con sé, quanto piuttosto per una serie di messaggi sottotraccia, non necessariamente scartabili e cassabili.
        Potreste dirmi che mi riferisco alla solita trita esaltazione social-umanitaria del primato dell’amicizia su legami parentali e di sangue, ma il cameratismo della Bellas, vere protagoniste dei films, [5] sembra non esaurirsi in questo, In cosa, allora? Ancora non saprei, ma secondo il sano metodo vandeano del “furto sacro” di agostiana memoria, non va tralasciato nessuno spunto possibilmente positivo che possa provenire da manufatti artistici secolari post-moderni.

        Pertanto, in attesa del capitolo finale della saga, consiglio a chi non lo avesse già fatto, di guardarsi i primi due films. Invito gli altri, invece, a rivederseli con calma.
Bye, bye Kaiser Franz


Note:

[1]:  I siti e blogs specializzati parlano quasi tutti dell’uscita americana il 22 dicembre 2017. Mentre per quella italiana si parla di gennaio 2018 (https://www.comingsoon.it/film/pitch-perfect-3/53756/scheda/) o addirittura il14  giugno 2018 (https://blog.screenweek.it/2017/06/pitch-perfect-3-lo-scatenato-trailer-italiano-568652.php)

[2] L’immaginario post-sessantottino amplifica il mito della creatività musciale quale forma assoluta d’arte e pure di realizzazione sociale. Da qui nasce il profluvio di talent show che, dopo aver insozzato America e dintorni, è venuto ad ammorbare pure i nostri lidi.

[3] Centrale in questo processo di vera iniziazione musicale è il personaggio dinamico e solare di Chloe, interpretata dalla bravissima Brittany Snow, vero gioiello attoriale dei due films già visti.

[4] Ciccia Amy, al secolo Rebel Wilson, fa vedere troppo di sé. Ma la scena più comica del filma è quella finale dell’iniziazione di Emily, tramite lo scivolo dalle scale. Esilarante.


[5] La presenza del coro maschile dei Ritmonelli è meramente strumentale alla causa, troppo pianamente e “piamente” evidente, di esaltazione dell’elemento femminile, non scevra da luoghi comuni del tardo femminismo di reflusso.




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Benedetti giorni dell’anno



Ci siamo pure quest’anno. Siamo arrivati a quelle settimane centrali di agosto, nelle quali la dittatura della vacanza ad ogni costo impone stili di vita e comportamenti irrazionali e schiavizzanti. Pochissimi si salvano. I vecchi antidoti culturali o etico-religiosi che fino a quindici-venti anni fa reggevano, sono saltati. E’ pur vero che molti collocano le tanto agognate (?) vacanze a luglio oppure a giugno, o addirittura a settembre, ma dal 7 al 21 agosto, tutto o quasi si deve fermare.

            Non ci può morire, ammalarsi, pretendere servizi efficienti – ma quando mai lo sono?- perché è “il periodo di ferragosto”. Cosa fare, allora? Come sempre, di necessità virtù.
            In primo luogo individuare dei posti o zone che durante l’anno sono iperaffollati e che noi invece vorremmo goderci come si deve. Sì, perché il vero divertimento è un assaggio di felicità futura e non si potrà mai trovare – gli edonisti se lo ficchino in testa – nel rumore o nel caos beota della massa. Dopo aver individuato i suddetti luoghi, goderseli fino in fondo: un panorama; una piazza sempre affollata e adesso vuota e ricca di risonanze che solo gli spiriti eletti possono sentire; un locale in cui non solo far colazione , ma leggere e studiare come si deve. In altre parole, riconquistarsi uno spazio vitale.
            Ma esistono anche attività utili e piacevoli al tempo stesso come le micro-ristrutturazioni in casa (tinteggiare o intonacare una stanza, preparare la legna per l’inverno, ecc…) che i “carnali” beoti edonisti credono inutili e faticose, ma che invece innalzano lo spirito e danno grande gioia, quella della restaurazione dell’Ordine dal caos.
            Non potete sapere quante attività riesco a fare ogni anno in questi giorni, che, per uno come me che detesta l’estate con tutti i suoi riti neopagani e frivoli, rappresentano un contraltare di piacevole efficienza in attesa dell’amato mese di settembre.
Bye from Kaiser Franz


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