giovedì 13 dicembre 2018

Quel giorno apparentemente speciale…


Adoro sistemare cassetti, archivi, vecchie soffitte. Ci trovo sempre, oltre a ragni, ragnatele e qualche volta ratti, tanto odore di vita vissuta, di eventi piccoli e grandi. Quando, poi, ad essere sistemato è il mio vasto patrimonio scrittorio, la sorpresa, la meraviglia, il riaffiorare dei ricordi rende l’intera operazione di una struggente e a elegiaca malinconia da far girare la testa.
Proprio in giorni, risistemando in previsione della traslatio imperii, miei vecchissimi quaderni dell’età infantile, mi sono accorto che ogni anno appuntavo le mi impressioni sul giorno del mio compleanno. Lo stile, ovviamente, è quello di un bambino, ma la profondità delle riflessioni mi ha lasciato sgomento.  Positivamente sgomento. L’amara constatazione dell’inutilità di questa vita, che anticipava il mio amore infinito per Leopardi, il giudizio su un’umanità falsa e recitante tutta una commedia, che anticipava le mie riflessioni su Pirandello, l’intenso desiderio di lotta per uscire da questo esilio immeritato, foriero di uno dei filoni del mio dantismo inesausto sono tutti fuochi, luci di un piccolo uomo in miniatura, di ciò che sarei diventato. E’ proprio vero che gli anni dell’infanzia formano la personalità di un essere umano: gusti, sensibilità, attitudini, visione del mondo. Il fato, il caso, la provvidenza, mago zurlì -non so- mi hanno concesso un’infanzia più che travagliata, tutto fuorché serena e piena di amarezze. Non credo – e lo scrivo nei miei quaderni- di aver trascorso mai un compleanno da cartolina. Pochi accettavano di mandare alla festa di compleanno del “figlio del fascista” in quel  ameno angolo di merda in superficie che chiamasi Ponticino, famoso per quel personaggio di nome Pupo, ben esemplificato nell’ultima puntata delle Iene, mentre critica il terrapiattismo  nell’atto di farsi una canna.
Ricordo che un giorno –l’ho appuntato, ma quest’episodio me lo ricordavo- intorno ai 7-8 anni, un po’ indispettito, ho detto a mio padre: “Babbo ma cosa vuol dire fascista?”. “Fascista è colui che non ha paura di difendere la verità e vive nell’eroismo”. Da allora mi sono letto tutto ciò che potevo su nonno Benito. Insomma, il figlio del fabbro di Predappio è stato il mio superman. E certo che da grande non mi sarei potuto iscrivere al PCI.
Ma mi sono lamentato? Senza dubbio. Chi di voi ha figli potrà immaginare che la marginalizzazione, l’esclusione sociale fa male a tutti, tanto più a dei fanciulli. Come è avvenuta la maturazione? Un giorno lo zio Angelo Bernardi, militare tutto d’un pezzo, mi vede piangere perché nessuno era venuto alla mia festa di compleanno. Mi guarda fisso negli occhi e mi dice: “ Perché piangi?”. “Ma…zio sono solo….”. “Schiocchezze! Non siamo mai soli! Ricordati figliuolo: MEGLIO ESSERE TEMUTI E ODIATI CHE COMPATITI!”. Una folgorazione! Una guarigione immediata! Da allora, ogni ingiustizia subita  che siano i tentativi di avvelenare i miei cani, solo perché sono miei, o un rifiuto lavorativo o in campo amoroso l’ho canalizzo – anche da qui la mia passione per esoterismo e scienze occulte- e ho reso benzina di cambiamento e miglioramento.
Ma gli episodi si potrebbero moltiplicare. Tutto questo per dirvi, sodali di blog, il perché il sottoscritto non ami festeggiare il proprio compleanno. Ma pure altre ricorrenze, a meno che non sia attorniato da sodali più che intimi.
C’è una morale in tutto questo? Non lo so e non ci tengo a trovarla.
O forse sì. Tante volte le neofamiglie per l’acquisto di una casa prendono in considerazione tanti parametri: posizione geografica, clima, se il luogo è ben servito, se ci sono scuole buone, se il reddito  pro capite è alto e di conseguenza la qualità della vita è alta, ma mai si assicurano di un fattore essenziale per la prole: il FATTORE UMANO. La micro-comunità dove faranno crescere i loro figli è tale da render loro una vita serena?

Pensateci genitori. E allevate i vostri figli in spirito e verità eroica.


Così ha parlato il Kaiser Franz